Salento: il ritmo della terra

Chi nasce nel Salento difficilmente lo dimentica... E’ una sorta di magico contagio, un qualcosa che resta nel sangue, anche se la vita con le sue esperienze, dovesse portarti a migliaia di chilometri di distanza.

Un dato di fatto testimoniato da tantissimi personaggi divenuti famosi lontano dalla propria terra d’origine, che non perdono occasione per ribadire quanto siano ancora legati al Salento, descrivendo estasiati le delizie culinarie che hanno caratterizzato la loro infanzia e i luoghi meravigliosi che hanno fatto da cornice alla loro giovinezza.

Dei salentini DOC, che raccontano la loro esperienza con il Salento e le suggestioni che sono rimaste indelebilmente nel loro cuore e nella loro mente.

Musica dell'anima: Pizzica e Taranta

Notte della Taranta Melpignano

Ⓒ Mario Pires. Tutti i diritti riservati.

Ci sono melodie che sono legate indissolubilmente ai territori dai quali provengono, un tipo di musica che negli ultimi anni si sta facendo conoscere da un numero sempre crescente di persone, affascinando tutti con il suo ritmo ipnotico, sottofondo ideale per un paesaggio fatto di distese di ulivi, sole, terra rossa fertile e mare a perdita d’occhio: la PIZZICA.

Il Salento è richiamo e attrazione anche per le sue sonorità, i suoi canti e i suoi balli; patria del “tarantismo”, ossia della cultura della “taranta”.
La taranta è un ragno che abita le campagne del Salento e secondo antiche e popolari credenze mordeva, o meglio pizzicava (da ciò prende il nome la musica e il ballo della “pizzica”) i poveri contadini che mettevano il piede fra i sassi o l’erba.
L’unico modo per guarire da questo morso, che provocava forti dolori e movimenti irregolari di tutto il corpo, era quello di danzare al ritmo della musica, al ritmo della pizzica. La pizzica nasce perciò come ballo “curativo” dal morso della taranta. Questa musica tradizionale e popolare che trae le sue origini da credenze antiche e dalla millenaria cultura del Salento, negli ultimi anni molto apprezzata e portata alla ribalta da numerosi gruppi di giovani che attingono a piene mani da quel passato per lungo tempo dimenticato.

La Notte della Taranta è il più grande festival musicale dedicato alla pizzica, itinerante nel Salento in agosto, con serata conclusiva a Melpignano, dove suona l’Orchestra Popolare diretta da maestri concertatori del calibro di Stewart Copeland, Ambrogio Sparagna, Ludovico Einaudi e Goran Bregovic e il grande PinoZimba al cui nome si attribuisce subito la pizzica salentina. Numerosi gruppi promuovono la pizzica nel mondo, come l’Officina Zoè, il Canzoniere Grecanico Salentino, i Ghetonìa, i Tamburellisti di Torrepaduli. Musica popolare rivisitata dai gruppi Nidi d’Arac e Mascarimirì, mentre il filone balcanico vede protagonisti gli Opa Cupa di Cesare dell’Anna e i Bandadriatica. Dal reggae salentino però nella versione in dialetto salentino dei Sud Sound System, al pop e al rock, passando per lo ska e il dance: gli Après La Classe che si sono imposti nel 2010 con “Mammalitaliani” e i giovanissimi Toromeccanica. Da non perdere a luglio a Sogliano Cavour il Locomotive Jazz Festival, originale kermesse del sassofonista Raffaele Casarano.

Storia della musica popolare salentina

pizzica salento

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Per conoscere e capire le origini di questi ritmi, dove la musica e danza popolare sono coltivate, amate e curate come patrimonio prezioso, dobbiamo partire dagli anni '60, quando l'emigrazione divenne un vero e proprio fenomeno di massa. Migliaia di salentini andarono in ogni dove alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita, allontanandosi dal loro contesto culturale di origine. Quelli che rimasero subirono una vera e propria svolta epocale: mentre la TV trasmetteva un senso di gioia, di ricchezza, di allegria, dall'altro vi erano modelli culturali diametralmente opposti a quelli di matrice contadina legato alle sofferenze, alla miseria, alla fame e al dolore.
Nel frattempo avvennero due abbandoni importanti: il progressivo abbandono delle terre e l'abbandono del tarantismo, ormai privo dei suoi elementi simbolici e del suo contesto (la civiltà contadina). Insomma, il tarantismo venne condannato dalle nuove generazioni, sempre più attente alle nuove proposte culturali e sempre meno interessate ad apprendere dai padri le storie, i canti e i suoni della tradizione (molti di questi oggi suonano la pizzica nelle piazze...). Questi ultimi, preso atto di ciò, iniziarono un vero e proprio fenomeno di ritiro a vita privata, che tenacemente continuavano a cantare, a suonare, a raccontare storie, a produrre strumenti musicali, ma erano pochi e lo facevano per lo più in contesti privati e per passione.
Grazie a queste persone, come Uccio Aloisi, Uccio Bandello, Giovanni Avantaggiato, Luigi Lezzi, Mesciu Ninu Sancesareo, etc. e grazie ad un pugno di giovani con la passione per le cose vecchie (tra cui si possono ricordare Luigi Chiriatti, Rina Durante, Roberto Raheli, Roberto Licci, Alessandro Girasoli, etc.), iniziò il fenomeno della riscoperta.

La differenza rispetto alla semplice riscoperta sta nel fatto che alcuni di questi giovani riscoprirono i canti in chiave politica, visto gli anni '70 un periodo di movimenti, contestazioni, ideologie che ormai pervadevano le menti e i cuori di molti giovani: il comunismo e il socialismo.
Insomma, da questa multiforme ed eterogenea congerie culturale, nacque, sull'onda del successo del Nuovo Canzoniere Italiano (nato nel 1962 a Milano da intellettuali e musicisti tra cui si ricorda Gianni Bosio e Giovanna Marini) dapprima il Gruppo Folk Salentino, poi il Nuovo Canzoniere del Salento ed infine il Canzoniere Grecanico Salentino, fondato nel 1975 da Rina Durante e tutt'ora uno dei migliori gruppi di musica popolare salentina (il nome è stato scelto con un certo rigore scientifico, perché comprendeva sia i canti salentini sia quelli dell'area grika).
Se oggi si suona nelle piazze la pizzica-pizzica è soprattutto merito loro.

Tra gli anni '80 e i primi anni del 2000 iniziarono i primi concerti di gruppi di musica popolare salentina anche fuori dal territorio pugliese, a motivo delle sempre più numerose richieste di musica etnica, poiché in tutta Italia iniziarono a fiorire festival di musica popolare, come la celebre Isola Folk di Bergamo, il festival di musica popolare di Forlimpopoli o il Pisa Folk Festival.

Il reggae salentino

                                             il reggae salentino

Il Salento si è trovato al centro dell'attenzione turistica, per numerosi motivi. Anzitutto perché il percorso di riscoperta della musica popolare e delle tradizioni locali ha incuriosito numerosi studiosi, che si recavano in Salento per analizzare un fenomeno peculiarissimo: sagre, feste e piazze invase da gente desiderosa di suonare, cantare e riprendere vecchie musiche popolari. Dunque, sino a pochi anni fa, il turismo salentino era prevalentemente "etnico" e, comunque, indirizzato a conoscere le tradizioni locali.

Altro motivo che ha portato fama al Salento è sempre legato alla musica, si ma non a quella popolare, a quella reggae. Adesso dire che il reggae è la "voce" della terra salentina è un po' esagerato, ma se il Salento è conosciuto come la “Jamaica d'Italia”, un motivo ci deve pur essere. Nelle culture e nelle tradizioni più profonde del territorio salentino in ambito musicale c'è sicuramente la ben nota pizzica pizzica e la taranta, che negli ultimi anni hanno avuto una diffusione ed un apprezzamento assolutamente fuori dal comune. Infatti riteniamo che non vi sia altro genere musicale folkloristico ultra secolare al mondo che attrae e che contamina i giovani d'oggi quanto lo sappia fare il potere ipnotico e travolgente della pizzica salentina. Il reggae salentino nasce sul finire degli anni '80, questa storia coincide con la storia di un gruppo di ragazzi (che poi diverranno i Sud Sound System) e del loro amore incondizionato verso la musica Reggae, in quella terra, il Salento, così lontana dai cosiddetti "circuiti" e allo stesso tempo così ricca di cultura e tradizioni. Il reggae vissuto, quindi, come realtà totale, non solo musicale: non c'è bisongo di inventarsi la similitudine tra il Reggae giamaicano e il patrimonio popolare tradizionale, semplicemente perchè questa similitudine può dirsi già preesistente nell'attitudine musicale così come nei temi sociali, poichè entrambi Sud del mondo, e non ultimo nel calore che accomuna le due realtà. Ma, come spesso succede, la storia del reggae salentino non è geograficamente circoscritta alla provincia di Lecce, essa infatti si intreccia con quella delle case occupate a Bologna, città dove la maggior parte dei componenti del gruppo ha risieduto per motivi di studio. Qui sul finire dell''88 i giovani salentini davano vita a mitiche apparizioni stradaiole sotto i portici di via Avasella 12 e nei locali occupati della neonata Isola Nel Cantiere. A questo periodo risale la prima versione del brano "T'à sciuta bona" (Ti è andata bene) che diventerà un classico del gruppo. Sempre a Bologna si apriva un'altra parentesi del reggae salentino: con Treble alla chitarra e voce, Gopher alla batteria e Giorgio Pizzi al basso, nascono nell'ottobre dell''89 i Rough Ryders, una band che fece il giro delle università che erano in occupazione a Bologna. Di loro resta un solo demo oggi introvabile (One Blood). Poco più in là lo stesso Treble suonerà la chitarra in una band reggae siciliana, i Calura, con cui in seguito il S.S.S. si esibirà spesso dal vivo. Ma ci sono anche altre influenze delocalizzate. Un altro componente dei futuri S.S.S., Don Rico, ad esempio, studia a Roma, e lì entra in contatto con la posse di Onda Rossa e con l'ambiente della miriade di centri sociali romani. Inoltre si svilupperanno in seguito, altri gruppi raggae come i Boomdabash, Mama Marias, Ghetto Eden e molti altri ancora...

Profili musicali

Après la classe

A seguito della riscoperta dei canti popolari salentini, la musica tradizionale salentina ha continuato a raccontare storie e si sono formati negli anni numerosi gruppi di riproposta, che tuttavia si sono limitati a proporre i canti tradizionali, senza evolverli, modificarli, adattarli ai tempi attuali, come invece si faceva un tempo.
In questo contesto sono rari gli esempi di artisti locali che hanno provato ad evolvere la musica sotto due profili.
Sul profilo testuale, significativo è l'esempio del gruppo Aramirè- Compagnia di musica salentina, che hanno dato ampio risalto alle tematiche sociali attuali. Il gruppo si è sciolto però nel 2007 proprio in polemica con la piega commerciale che iniziava già qualche anno prima a prendere la musica popolare.

Un'artista cresciuta nella società contadina e successivamente maturata artisticamente e culturalmente, tanto da essere divenuta una sorta di sintesi tra evoluzione musicale e memoria, è Anna Cinzia Villani.

Sul profilo musicale, interessante è il progetto del gruppo Mascarimirì, che lega la pizzica-pizzica ad altre musicalità (gitane, orientali, dub, etc.).
I Mascarimirì sono anche impegnati nel recupero delle sonorità tradizionali unendo la ricerca sonora alla critica della banalizzazione della musica popolare.

Sempre sul profilo musicale va dato risalto al gruppo Officina Zoè, che ha saputo evolvere la musica popolare salentina proponendo sonorità tradizionali, ma allo stesso tempo nuove, con un pathos e una ricerca stilistica di pregio. Ascoltate due brani che, tra l'altro sono le colonne sonore del film "Sangue vivo", di E. Winspeare.

Una grande attenzione merita Mino De Santis, cantautore salentino originario di Tuglie, che ha saputo analizzare pezzi di vita, di usi e costumi sia vecchi che nuovi, e tradurli in canto, mischiando sapientemente nel canto l'uso del dialetto e dell'italiano. Però poco ha a che fare con la musica popolare, avendo scelto ben altri generi.

Infine un cenno merita lo showman Andrea Baccassino, di Nardò che ha scelto di raccontare storie verosimili, con testi divertenti e usando come base canzoni famose, ovviamente in dialetto (con una ricerca di termini ed espressioni spesso dimenticate).
La quasi totalità dei gruppi musicali salentini del genere popolare è del tutto omogenea. Qualcuno aggiunge al gruppo un violino, qualcun altro una batteria o un basso, ma il repertorio è pressoché simile e basato su massimo una ventina di canti;ovviamente non mancano pizzicarella mia pizzicarellà e Santu Paulu mia delle tarante suonati a ritmo forsennato.
 

Artisti salentini

Artisti saletini

Ancora una volta il Salento, terra di pizzica, ma anche di reggae, jazz e pop, si dimostra terra fertile per la nascita di novità musicali da esportare sul territorio nazionale e sono tanti i salentini divenuti famosi nel campo musicale:

Negramaro, la band di Giuliano Sangiorgi, come il vino e il vitigno che hanno voluto celebrare rubandone il nome, è un gruppo musicale DOC, tutti i componenti la formazione provengono da comuni della Provincia di Lecce. Nel corso degli anni i successi per questa band pop rock italiana sono stati innumerevoli: hanno parteciapto a kermesse di musica nazionale e internazionale, hanno visto adottare i loro brani come colonne sonore di film, documentari e spot televisivi; hanno inciso brani musicali negli Sati Uniti, sono stata la prima band italiana a tenere un concerto allo stadio San Siro di Milano.

Emma Marrone divenuto personaggio famoso tra il 2009 e il 2010, specialmente dopo la partecipazione e il successo ottenuto alla trasmissione Amici. Emma è salentina ed è vissuta per la gran parte della sua vita ad Aradeo con i suoi genitori di origini salentine; lei stessa si sente e definisce leccese, benchè sia nata a Firenze e sia vissuta lì un breve periodo della sua vita. A contribuire al succeso di Emma Marrone, dopo le apparizioni sulle Reti Mediaset, è stato l'edizione del 62° Festival della canzone italiana di Sanremo, nel 2012, Emma vince con il brano “Non è l’inferno”.

Dolcenera è il nome d'arte adottato da Emanuela Trane, la sua carriera inizia al sud, lei nasce a Galatina e vive a Scorrano in provincia di Lecce insieme ai genitori e al fratello minore. Il suo pseudonimo, come lei spesso ricorda, è stato rubato dal titolo di una canzone di Fabrizio De Andrè. Il suo primo successo risale al 2003 con la vittoria della 53° edizione del Festival di Sanremo con il brano “Siamo tutti là fuori”; la sua immagine soave e candida e la sua originalità come artista e musicista ha offerto il meglio di sè in occasione della presentazione del suo album “Le stelle non tremano”, per l'occasione Dolcenera è apparsa senza veli e colorata, sveladnosi nuda come una opera d'arte in bodypainting.

Antonio Maggio è cresciuto nel Salento, nel comune di San Pietro Vernotico; è un cantautore geniale e con molto talento, ne sono prova i tanti riconoscimenti e premi ricevuti.

Antonio Maggio ha vinto il Festival della canzone italiana a Sanremo nel 2013, nella categoria Giovani e ha ricevuto il Premio della Critica Sala Stampa Radio Tv; è stato vincitore di X Factor nella prima edizione; ha fatto parte di 2 gruppi musicali: l'Orchestra Terra d'Otranto e gli Aram Quartet. I testi e la musica delle sue canzoni non si possono facilmente catalogare in uno stile, la sua musica presenta tante sfaccettature e i suoi brani spiazzano.

Alessandra Amoroso è nata a Galatina e vissuta a Lecce, raggiunge il successo nel 2009 partecipando al talent show Amici di Maria De Filippi, il suo album di maggior successo è “Stupida” che ottiene ottimi risultati in breve tempo, il successo di quest’album si amplifica anche grazie ai miliardi di download sulla rete. Le capacità di Sandra, così la chiamano gli amici, sono subito evidenti, artisti del calibro di Laura Pausini e Gianni Morandi le manifestano la loro stima, la prima la invita a far parte del cast del concerto Amiche per l'Abruzzo, il secondo duetta con lei in occasione della kermesse de Wind Music Awards.

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