Le Pajare nel Salento

Le PAJARE dette anche "caseddhi", ma pure "pagghiari" o "furni" sono delle particolari costruzioni tipiche del Salento e sono considerate abitazioni tipicamente rurali e realizzate con la tecnica del muro a secco. Inoltre rispettano i canoni della bioedilizia perchè l'utilizzo di materiale naturale come la pietra non incide sull’ambiente diventando un vero e proprio prodigio d’ingegneria.

Pajaru Porto Selvaggio

Pajaru Porto Selvaggio © Paul Barker Hermings. Tutti i diritti riservati

Dalla storia piuttosto incerta e controversa, le pajare salentine hanno un’origine decisamente antica, collocabile presumibilmente intorno all’anno 1000 dopo Cristo, anche se qualche storico, arriva a datarle tra il 2000 a.C. e la fine dell’Età del Bronzo. Qualunque ne sia l’origine, però, le pajare salentine s’identificano pienamente con il paesaggio circostante, aggiungendo un pizzico di folklore a un territorio, già di per sé, affascinante e suggestivo.

Utilizzate dai contadini salentini come luogo di riposo dopo un’intensa giornata di lavoro o per sfuggire a un improvviso temporale, le pajare, spesso, fungevano da vere e proprie abitazioni estive, ideali per controllare da vicino, sia il bestiame sia le coltivazioni più delicate. All’apparenza, molto simili ai trulli, corredati da finestre e possono essere anche piuttosto lussuosi e di grandi dimensioni, le pajare si contraddistinguono per un ambiente piccolo e spartano, privo di finestre e senza troppi fronzoli e orpelli.

Queste tipiche costruzioni a forma di tronco di cono, sono un vero e proprio gioiello architettonico, realizzate mediante la sovrapposizione a incastro di pietre di diverse dimensioni, reperite in loco e accostate con un lavoro minuzioso di composizione, senza l’uso del cemento.

Infatti la tecnica architettonica mediante la quale i trulli salentini sono costruiti, è la derivazione del sistema del triangolo di scarico, così come la cupola e la volte a botte sono derivate dall’arco a tutto sesto.

Come attrezzo si usava solo un martello di forma particolare, avente una duplice funzione: da un lato esso serviva per assestare le pietre e dall’altro a smussarle leggermente.

Scelto il sito, il contadino o il costruttore esperto, disegnava la planimetria del riparo direttamente sul terreno.

Tra il muro interno e quello esterno si lasciava un’intercapedine (“muraja”), la cui ampiezza varia a seconda della grandezza del riparo (generalmente di un paio di metri); questa viene colmata con pietrame più piccolo frammisto a terra. Le pietre di un medesimo strato, che si contrastano lateralmente costituendo un sistema anulare pressoché rigido, pur senza armatura e senza malta, si reggevano tra loro esclusivamente attraverso i contrasti e per la forza di gravità. I successivi e sovrastanti anelli sono leggermente aggettanti verso l’interno grazie all’utilizzo di pietre più lunghe. Alla fine veniva posta una grande lastra (“chiànca”), in funzione di chiave dell’intera struttura ed a copertura dell’apertura.

All’esterno hanno una scala, eretta sempre con la tecnica della costruzione a secco, che collegava la porta con il fragile tetto. Quest’ultimo, detto falsa cupola, rivela la straordinaria abilità degli antichi costruttori: le pietre che compongono il tetto, infatti, sono tenute insieme dal contrasto laterale tra esse e dalla forza di gravità.

Inoltre, le pajare hanno la capacità di mantenere l’ambiente fresco e asciutto, anche durante le ore più calde e in presenza di temperature torride e intense. Unico nel suo genere è lu pagghiarune, sito a Tuglie, di forma troncoconica, costituito da tre gradoni e possiede sulla parte superiore una colombaia.

È molto in voga nel Salento convertire queste costruzioni rurali in strutture per il pernottamento o per il ristoro, regalando ai turisti l’esperienza di poter trascorrere momenti di relax, immersi nel verde e nella tradizione.

Image: 2018-01/pajaru-porto-selvaggio-salento.jpg

Galleria

Pagghiaru interno © Paul Barker Hermings. Tutti i diritti riservati
Furnieddhu in località Palude del Capitano, Nardò © Psymark da Wikipedia. Tutti i diritti riservati