I 5 Castelli più belli del Salento

Più di un centinaio sono i castelli e i palazzi ancora in ottimo stato, sparsi su tutto il territorio salentino e alcuni di questi sono dei veri e propri patrimoni artistici di enorme valore storico. Sparsi sulle provincie di Lecce, Taranto e Brindisi, questi castelli sono la prova delle colonizzazioni del passato e della fortificazione necessaria alla difesa delle famiglie più nobili.

Elenchiamo , quindi, i 5 castelli più belli da visitare durante il vostro viaggio nel Salento!

1. Castello di Gallipoli

Castello di Gallipoli

© Guglielmo D'Arezzo. Tutti i diritti riservati.

A dominare il profilo della città vecchia di Gallipoli è il Castello Angioino Aragonese è l'imponente maniero che si erge nella zona orientale dell'isola che ospita il borgo antico, in prossimità del ponte che lega la parte vecchia della città a quella nuova.

Costruito nel XIII secolo su volere di Carlo I d’Angiò, subì radicali modifiche nel corso del tempo, fino al sedicesimo secolo, quando fu aggiunta anche una quinta torre, che serviva per difendersi dagli attacchi via mare e proteggere l'accesso alla città.

Molto probabilmente gli Angioini e gli Aragonesi apportarono delle sostanziali modifiche al castello di origine romana: la pianta quadrangolare della struttura, munita di tre torrioni e di una torre poligonale, fu quasi completamente isolata da fossati su tutti i lati. Inoltre, nel 1522, si realizzò il Rivellino, ovvero una quinta torre circolare, più bassa e più larga delle altre, in posizione avanzata rispetta alla cinta muraria. Una sorta di avanguardia nel sistema difensivo.

Oggi il castello ha una base quadrata con una torre per angolo, mentre una quinta torre circolare – chiamata il “Rivellino” – è in posizione avanzata rispetto alla cinta muraria per svolgere la funzione di avanguardia nella difesa.
Proprio il Rivellino fu adibito a cinema, fino alla sua chiusura. Oggi, l'intero Castello è stato riqualificato e grazie ad un nuovo progetto sono state create aree per la realizzazione di mostre, eventi culturali e piccoli spettacoli teatrali.

2.  Castello Carlo V di Lecce

Castello di Lecce

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Il Castello Carlo V è la stella di punta del circuito culturale del Salento, rivalorizzato in ogni suo aspetto e funzione e trasformato in una suggestiva scenografia per eventi culturali di vario tipo, dalle mostre artistiche alle manifestazioni eno-gastronomiche, da centro di divulgazione delle tradizioni e delle ricchezze locali.

Dell’epoca cinquecentesca rimane in tutta la sua magnificenza il Castello di Lecce conosciuto come il Castello Carlo V, dal nome dell’imperatore Carlo V d’Asburgo. Fu lui a volere la costruzione di una fortezza militare che adesso si trova in pieno centro città nei pressi di Piazza Sant’Oronzo.

E’ un edificio grandissimo di forma quadrangolare che ai quattro angoli ha quattro bastioni. Si entra dalla Porta Reale che da l’accesso al cortile interno del Castello. In passato l’edificio aveva una funzione militare, aveva persino un fossato lungo tutto il suo perimetro (oggi il fossato non c’è più) e ancora oggi si possono vedere le postazioni dove c’erano i pezzi di artiglieria. Poi, dal 1870 al 1979 diventò una caserma fino a quando l’Amministrazione Militare lo cedette al Comune di Lecce. Oggi è uno spazio visitabile in cui si fanno mostre d’arte, convegni e iniziative culturali.

Simbolo dell' artigianato artistico locale, la cartapesta è protagonista del museo allestito nel Catello Carlo V. Passeggiando tra le regali sale, si può ammirare una collezione di circa 80 opere realizzate dai maggiori cartapestai locali dal XVIII fino ai giorni nostri. Video, immagini e ricostruzioni di vere “botteghe” rendono la visita ancora più affascinante.

3. Castello di Copertino

Castello di Copertino

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Tra i tanti castelli che fanno bella mostra di sé nei paesi del Salento, merita una menzione speciale quello di Copertino, sito in Piazza Castello, un complesso fortificato realizzato negli anni Trenta del 1500 e completato nel 1540 dall’architetto pugliese Evangelista Menga per volontà del marchese Alfonso Granai Castriota. Quest’ultimo era un generale di Carlo V e feudatario della grande contea istituita nel 1266 da Carlo I d’Angiò.

Il castello, a pianta quadrilatera, racchiude al suo interno precedenti costruzioni, tra cui la torre angioina, risalente alla prima struttura. Il maniero, dimora di numerose famiglie nobiliari, è un importantissimo esempio di architettura militare. È circondato da un grande fossato scavato nella roccia e da quattro bastioni agli angoli.

Al castello si accede attraversando il maestoso portale di stile rinascimentale, ai cui lati vi sono due colonne che sorreggono un coronamento decorato con rosoni, bassorilievi, medaglioni in rilievo e stemmi di personaggi legati alla storia del luogo.

Entrando dal portone si accede al cortile interno, dal quale è possibile ammirare vari corpi di fabbrica, risalenti ad epoche differenti. Sulla destra c’è un portale con timpano che immette nella cappella dedicata a San Marco. La chiesetta, piccola e a pianta rettangolare con volte a botte, ospita le tombe dei marchesi, realizzate dal maestro L. A. Russo  e gli affreschi realizzati dal pittore locale Gianserio Strafella.

Al piano superiore si accede tramite una scalinata scoperta che conduce alle stanze del palazzo vecchio, risalenti al 1400 e al 1500. Qui, nelle circa venti stanze che compongono il piano, abitavano i baroni. A metà scala è possibile notare i resti degli affreschi del ‘400 della vecchia cappella della Maddalena.

Il Castello angioino è il protagonista principale per le manifestazioni, cinema, gastronomia, teatro, arte e cultura con artisti nazionali e internazionali,che animeranno le sale del castello con opere, performance teatrali e proiezioni cinematografiche.

4. Castello De' Monti

Castello Corigliano d'Otranto

Lorenzo Guidanzi. Tutti i diritti riservati.

Passeggiando per le tante vie del Salento, non potete non visitare il Castello di Corigliano d' Otranto, che rappresenta il modello più compiuto del passaggio delle architetture militari dalle torri quadre a quelle rotonde: ha infatti impianto quadrangolare con quattro torri angolari a base scarpata e a tre livelli di fuoco, circondato da un profondo fossato.

Ogni torrione presenta lo stemma araldico dei de’ Monti accompagnata dalle raffigurazioni allegoriche delle quattro virtù cardinali e dai bassorilievi di altrettanti Santi sotto la cui protezione è posto ciascun torrione. Guardando la facciata principale, il torrione a sinistra è intitolato a San Michele Arcangelo la cui effigie è affiancata dall’allegoria della fortezza; il torrione a destra è intitolato a Sant’Antonio Abate al quale è affiancata l’allegoria della temperanza. Gli altri torrioni sono intitolati a San Giorgio e a San Giovanni Battista, ai cui bassorilievi sono associate, rispettivamente, le raffigurazioni allegoriche della prudenza e della giustizia.

Venuta meno l’originaria funzione difensiva, alla metà del Seicento il castello fu adattato, secondo la moda del tempo, ad esigenze estetiche e di rappresentatività della famiglia del feudatario, realizzando una facciata barocca sovrapposta alla preesistente con un balcone a sbalzo delimitato da un’elegante balaustra in pietra leccese riccamente decorata da fregi, animali fantastici e motivi floreali. La facciata barocca posta in corrispondenza del ponte d’accesso è opera del 1667 di maestranze locali dirette dal mastro coriglianese Francesco Manuli.

E’ possibile visitare il Castello gratuitamente o a pagamento con guida, ma spesso sono organizzati eventi dalla cooperativa sociale Korianì, come per esempio l’osservazione delle stelle dalle terrazze del Castello.

Per il dopo cena una passeggiata lungo le antiche mura di cinta, che correvano lungo il perimetro oggi segnato da via Palestro, via Santi e via Pendino ed erano intercalate da torri di avvistamento.

Oggi si possono vedere piccoli tratti di mura di cinta nell’attuale via Don Bosco. Esse sono facilmente riconoscibili perché caratterizzate da un elemento architettonico inconfondibile: un cordone semicilindrico che sporge ad un’altezza variabile dai tre a quattro metri dall’attuale piano stradale e che ripeteva, continuandolo, il cordone che cinge i torrioni angolari ed i bastioni del castello.

5. Castello di Acaya

Castello Acaya

A pochi chilometri dalla costa adriatica del Salento, non molto distante da Lecce e Vernole, sorge il villaggio di Acaya, anticamente chiamato Segine, abbracciato da possenti mura in pietra leccese. Considerato uno dei migliori esempi di architettura difensiva rinascimentale di Terra d’Otranto, il Castello d’Acaya veglia il piccolo borgo custodendo secoli di storia.

Oggi il borgo fortificato del Castello di Acaya, grazie alla sua bellezza e alla sua atmosfera pervasa dal fascino medievale, è un punto di riferimento per numerosi eventi culturali organizzati al fine di valorizzare il vasto patrimonio culturale e le attrattive del centro storico di Acaya. Molto suggestivo è il corteo storico e palio dei casati, una festa rinascimentale con nobili, dame, cavalieri, magistrati, falconieri, musici e popolani, una rievocazione storica che attira numerosi visitatori.

Il castello interamente costruito in pietra leccese, insieme al borgo fortificato, è legato alla figura di Gian Giacomo d’Acaya, architetto militare di Carlo V, che apportò numerose modifiche alla struttura e alla città stessa nella metà del Cinquecento, tanto che la città cambiò nome in suo onore, da Segine ad Acaya.

Gian Giacomo riprogettò la struttura e il borgo sulla base delle più aggiornate teorie militari. Il castello, a pianta trapezoidale, era un tempo interamente circondato da un fossato. Ha due torrioni circolari in pietra leccese e un bastione a punta di lancia a sud-est. Si accede alla fortezza da nord attraverso un androne che immetteva nelle scuderie, al di sotto delle quali vi era un tempo un frantoio ipogeo, sempre in pietra leccese, oggi riportato alla luce. Durante i lavori è stato rinvenuto anche un affresco tardo-bizantino, raffigurante motivi religiosi, forse pertinente ad un complesso monastico che ospitava comunità religiose di rito greco. La parte signorile e residenziale si trovava ai piani superiori ed era costituita da sei camere. Di notevole interesse la sala ennagonale in corrispondenza della torre nord-est, decorata da un ricco fregio in pietra leccese di ispirazione classica, in cui si scorgono due volti che pare rappresentino i genitori di Gian Giacomo. In corrispondenza dei nove angoli si notano altrettanti scudi raffiguranti lo stemma degli Acaya. Nella sala quadrata del bastione si trova un dipinto che rappresenta lo stemma dei re spagnoli.

Il convento fu fatto costruire da Gian Giacomo dell’Acaya perché uno dei suoi figli era entrato a far parte dell’ordine francescano (il convento fu soppresso nel 1866 e oggi completamente distrutto).

La chiesa fu riedificata da Gian Giacomo su una medioevale già esistente, fatta costruire da Pietro dell’Acaya nel 1420. Di tale chiesa rimangono, come testimonianza, solo il Campanile e la Sacrestia.

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